Fiabe e creatività per “immaginare insieme”

Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

(Gianni Rodari)

Le fiabe sono uno dei mezzi più antichi per trasmettere i pensieri, la cultura e l’immaginario di una società. Venivano e vengono ancora oggi tramandate con i libri e con la lettura e i bambini le ricevono come un regalo prezioso dai genitori, la sera, prima di andare a dormire.

Nelle fiabe niente è lasciato al caso e, persino i mostri e il linguaggio sensazionalistico, ricalcano il pensiero tipico del bambino: magico, fatto di emozioni che ancora non si possono contenere, di grandi paure e di voglia di scoprire.

Se una mamma o un papà leggono una fiaba al loro bambino gli trasmettono moltissime cose. Tra queste: amore, tempo insieme, parole, un bagaglio culturale e molto altro. La cosa più preziosa e alla quale, forse, non si pensa, è che leggendo una fiaba un genitore dedica al suo bimbo un tempo di creatività condivisa. E’ come dirgli: “possiamo immaginare insieme”.

La creatività è preziosa. Purtroppo oggi viene spesso messa da parte, accantonata. Viviamo in un tempo che privilegia altro: soldi, produttività, forse utilità e serietà. Ma perché dobbiamo sempre produrre, essere utili, essere seri? Siamo veramente solo questo? Ma, soprattutto, è questo tipo di messaggio che vogliamo trasmettere ai nostri bambini? E poi agli adolescenti?

Leggere una fiaba ad un bimbo è importante. E’ un gesto che lo aiuterà a conoscere il mondo che lo circonda trasmettendogli elementi culturali, ma soprattutto permettendogli di condividere un tempo di immaginazione.

Ma, finiti gli anni delle fiabe, oggi purtroppo sempre più spesso i bambini vengono sollecitati con mille stimoli senza pensare che hanno diritto anche ad un tempo di noia, un tempo per coltivare l’abilità della fantasia, dell’inventiva.

Cosa accade allora a quell’immaginazione? Quali canali potrà avere?

La risposta non è semplicissima. Proviamo solo a riflettere, intanto. Un aspetto sul quale porre attenzione, ad esempio, è che ai ragazzi non si insegna tanto quello con che diciamo, ma piuttosto con quello che facciamo. E allora fa capolino un pensiero, valido sia per chi è genitore sia per chi non lo è: la creatività che spazio ha nella nostra vita?

La creatività è una forma di pensiero e come tale dovrebbe essere esercitata. Potremmo definirla come una qualità connessa all’intelligenza. Essa permette di rivisitare gli elementi di un problema (anche quotidiano) e di produrre risultati originali e nuovi. Pensare creativo, potremmo dire, non solo ci aiuterebbe ma, forse, ci permetterebbe anche di non cadere nello sconforto troppo spesso.

Secondo la psicologia, la creatività si connette a due modalità di pensiero: quello divergente e quello per insight.

Il pensiero divergente è connesso alla possibilità di produrre una vasta gamma di soluzioni possibili in risposta ad un dato problema. Tale possibilità si discosta molto dal pensiero convergente che invece, sulla base di esperienze collaudate, concentra l’attenzione su una unica risoluzione, giudicata efficace. Nel lavoro giovanile di J.P Guilford, intuiamo che il pensiero creativo somiglia molto al pensiero divergente. Nell’atto creativo l’artista esplora molteplici modi per realizzare ciò che si è prefissato.

L’insight, invece, può essere messo in relazione al punto culminante del processo creativo. L’insight è l’intuizione improvvisa di una soluzione nuova e utile.

Non mi dilungo adesso nella descrizione di queste definizioni che nascono dagli studi e dalle ricerche di scuole psicologiche differenti (magari in un altro momento lo farò). Ciò che vorrei evidenziare, come ho accennato, è che tali capacità sono profondamente utili e necessarie specie nei momenti critici ma non solo.

L’immaginazione ci permette di esplorare nuovi modi di affrontare gli eventi. La creatività si connette con ciò che abbiamo appreso, con il passato, ma anche con l’espressione emotiva e con quel mondo immaginario che spesso non trova spazio. Le emozioni e le immagini creative sono spesso trascurati mentre sarebbero portavoce del nostro mondo interno.

Purtroppo ci sono pochi momenti nella vita che ci consentono di lasciar esprimere queste modalità del pensiero, di allenarle. Così sembra che i bambini siano poco coinvolti in attività che permettono loro di “immaginare” o “immaginare insieme”. Gli adulti, poi, non ci pensano neanche.

La creatività trova poco spazio nei tempi moderni, sia a casa che a scuola. Naturalmente non c’è da demonizzare nessuno né da cercare colpe ma questo crea delle conseguenze, oggi molto evidenti.

Il mio intento non è mettere in discussione il lavoro di qualcuno, ma piuttosto riflettere e pensare a quali potrebbero essere invece i modi per lasciare che queste importanti abilità del pensiero trovino nuovamente un tempo e uno spazio nella nostra vita e specialmente in quella dei ragazzi.

Come si potrebbe fare? Io alcune idee ce le avrei, ma concluderei adesso con una domanda perché una cosa su cui rifletto spesso è che si dovrebbe farsi più interrogativi e darsi meno risposte. Anche riflettere, porsi quesiti significa aprire uno spazio all’immaginazione.

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